Cinema e Serie TV: i tempi (e gli schermi) stanno cambiando

DI MARCO MELE

Cinema e Serie TV. Sono i contenuti audiovisivi che hanno consentito all’offerta di streaming SVOD sulle reti Tlc di “minare” gli assetti del settore, costringendo tutti gli attori del sistema a modificare le proprie strategie di fronte alle scelte dei consumatori finali. In quanto genere televisivo che da sempre assicura gli ascolti più fedeli, quelli con la permanenza più elevata davanti al televisore, sono una modalità espressiva e produttiva dove l’Italia – così come l’Europa – ha avuto nel tempo una riconosciuta e riconoscibile “firma” su titoli di qualità e di successo allo stesso tempo. Cinema e Serie Tv sono il racconto contemporaneo sulla società, la cultura, la storia, le relazioni interpersonali e familiari.

Sala cinematografica
Photo by Kilyan Sockalingum on Unsplash

Eppure persiste nella divulgazione giornalistica, così come in diverse ricerche, un vecchio approccio, basato su due industrie separate, con dati e statistiche non confrontabili, con recensioni, analisi, riflessioni che continuano a privilegiare i film, indipendentemente sia dal loro riscontro di pubblico sia dall’impatto (molto spesso irrilevante) che hanno sulla società, i costumi, il discorso quotidiano e permanente che si svolge dentro e fuori i social media.

Il Covid  ha avuto un effetto opposto sul cinema in sala rispetto al consumo domestico di tv e di contenuti in streaming (teniamo ancora separati questi due settori, che sono destinati a diventare un solo grande flusso di contenuti disponibili su tutte le piattaforme, a prezzi e tempi variabili). Nel 2020, il cinema in sala ha perso il 72% degli incassi e il 71% delle presenze. Da marzo a dicembre 2020, ha perso il 93% di incassi e presenze sul 2019.

Televisione

Per le visioni a casa propria è un altro discorso. Secondo la ricerca APA, l’associazione dei produttori audiovisivi, presentata all’ultimo Mia di Roma, la produzione audiovisiva nazionale totale nel 2020 ha superato il valore di 1,2 miliardi di euro, con un incremento annuo del 14% previsto dal 2021 al 2023. Il valore delle sole fiction destinate alla tv e alle piattaforme non lineari cresce del 28% nel 2020. Gli operatori SVOD contribuiscono al 15% del costo totale di produzione, rispetto all’11% del 2019.

I film, fino a poco tempo fa, privilegiavano la sala rispetto alle altre piattaforme distributive. Questo dà alla fiction un grande vantaggio: i film arrivano alla tv gratuita già visti, discussi e digeriti mentre le fiction godono di un’anteprima assoluta (e di molte repliche rispetto ai film). Adesso le cose cambiano. Alcune fiction vengono trasmesse in contemporanea sulle piattaforme streaming come RaiPlay. La Warner Bros, che non a caso fa parte di AT&T, ha annunciato un anno fa, nel dicembre 2020, che l’intero listino di film del 2021 sarebbe uscito lo stesso giorno nelle sale e sulla propria piattaforma streaming HBO MAX (per 31 giorni, poi il film resta solo nelle sale). La Disney aveva aperto la strada con Mulan. Qui però si tratta di 17 titoli, tra cui Dune, Matrix 4, The Suicide Squad.

Chiamatelo effetto Netflix: proprio su HBO MAX  Warner ha dirottato alcuni titoli di successo i cui diritti erano stati temporaneamente ceduti a Netflix, come Friends.

Cinema e Serie TV, insomma, avranno presto una “prima visione” su uno schermo domestico. Andrà calcolato un indice di ascolto ponderato omogeneo e comprensivo delle varie modalità di diffusione, fisse e mobili. Andrà rivista la politica delle windows, sia 105 che 30 giorni dopo l’uscita in sala, norma e prassi ormai destinata al Viale del tramonto. Bisognerà tener conto dei movimenti nei social provocati da ogni titolo. Non tutte le sale scompariranno, e nelle sale si proiettano da anni anche contenuti non cinematografici. Le fiction dovranno avere una riflessione critica.

Resta aperta anche la questione sulla forza di penetrazione di un prodotto nazionale sugli altri mercati. Un elemento di riflessione per capire il futuro di cinema e fiction si chiama Corea. Ombre gialle calano sui mercati mondiali. Le parole d’ordine diventano Hallyu, K Pop, Corean Wave e Miki Lee, la donna che ha portato nel mondo il cinema coreano, socia di Steven Spielbeg ed ereditiera della Samsung. Nuove star, nuovi miti, nuovi prodotti cult come Parasite e Suicide Squad. Non aiuti diretti di stato ma risorse per sottotitolare in inglese, promozione massiccia nei Festival mondiali, chaebol, cioè finanziamenti dei grandi conglomerati come Samsung e Lg.

E' stata la mano di Dio

Quanti film e fiction italiane sono sottotitolati in inglese rispetto a quelli coreani? Quanti circolano all’estero e su quali piattaforme? I soggetti e le sceneggiature vengono pensati e si rivolgono a quali pubblici? E’ forse un paradosso, ma un film d’autore come E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino riesce a collegarsi a sentimenti “popolari” più di cinepanettoni e commedie ripetitive nei temi e negli attori. Il film di Sorrentino è dal 24 novembre nelle sale…e dal 15 dicembre, sotto le feste natalizie, su Netflix. Basta quest’ultimo dato a far capire che times are changing…

La televisione e l’anno che verrà

Cosa succederà alla televisione nell’anno che verrà? L’annata televisiva che è appena cominciata ha un’importanza che non può sfuggire a tutti gli analisti dei media vecchi e nuovi.

La televisione e l’anno che verrà

Cosa succederà alla televisione nell’anno che verrà? L’annata televisiva che è appena cominciata ha un’importanza che non può sfuggire a tutti gli analisti dei media vecchi e nuovi. Questa annata è infatti chiamata a rispondere ad un quesito che, in parole semplici, si può sintetizzare così: la pandemia ha sconvolto il panorama dei media elettronici e il particolare rapporto fra tv e Internet, accelerando alcuni processi e rallentandone altri. Se la pandemia finirà, o almeno diventerà meno grave e pericolosa, quali di queste tendenze sono destinate a consolidarsi e quali a rientrare?

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Photo by Rhett Noonan on Unsplash

Il quesito non è limitato certo solo all’ambito comunicativo e digitale che più ci interessa. Lo si può declinare in altri contesti: l’invasione delle piazze con tavoli, ombrelloni e gazebo da parte dei ristoratori italiani è reversibile, o dobbiamo considerarla una duratura modifica del paesaggio, una gentrification a base di Spritz e di fettuccine, una permanente declinazione turistica degli ambienti storici?

Il periodo di garanzia televisivo, che è appena cominciato (metà settembre 2021), che appare – anche alle antenne sensibili della pubblicità – come un progressivo slittamento verso la normalità, deve destreggiarsi tra le novità introdotto dalla pandemia, una comprensibile nostalgia del passato, un desiderio profondo e inaspettato di coesione sociale. Infatti la pandemia ha rotto il piano leggermente inclinato su cui scorreva la tv generalista, che sembrava destinata a una lenta ma progressiva riduzione di centralità. Le esigenze di informazione, ma ancor più di contatto con la comunità, di solidarietà, di coesione, sono state brillantemente soddisfatte dall’insieme dei canali generalisti la cui funzione sociale e civica è stata esaltata, contestualmente ad un aumento notevole degli ascolti comprensibile in un popolo chiuso nelle proprie case. Contemporaneamente però la crescita della fruizione on demand (sempre meno via etere e via satellite, sempre più su protocollo IP, come documentato da AGCOM nella sua Relazione annuale 2021, Tavv. A2.1-25) ha accentuato la sua corsa e la sua presa sulle fasce più giovani della popolazione.

Adesso si torna massicciamente a lavorare fuori casa e gli ascolti, necessariamente, caleranno. Non ci sarà spazio per tutti questi partner: si troverà un nuovo assetto. È presumibile che non ci sarà a breve un effetto di sostituzione sulla tv generalista, che ha dimostrato una capacità di connessione e di coesione sociale certo iscritta nel suo DNA dagli anni Sessanta in poi, ma erroneamente sottovalutata.

Enrico Menduni


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